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IL TRIBUNALE DI TERAMO “OPERA MODERNA NON MODERNA” DI GIANFRANCO CANIGGIA.


Il Palazzo di Giustizia di Teramo, opera di Gianfranco Caniggia, è il primo esempio di architettura pubblica contemporanea della città: in questa ottica deve essere studiato e tutelato.

Il progetto generale è del 1963, l’esecutivo è sviluppato tra il 1964 ed 1970.
Gli storici definirebbero il palazzo come  “architettura caniggiana specialistica”; una ri-elaborazione ideale delle grandi costruzioni imperiali romane (Basiliche e Terme) ripensate per un uso monofunzionale specifico.
Se è vero il palese riferimento tipologico all’architettura specialistica romana, il monumento teramano di Caniggia si colloca anche, esemplarmente, all’interno di quella che fu, tra Venezia e Roma, la scuola di architettura di Saverio Muratori ed il suo lavoro sull’idea della tipologia come strumento compositivo.
«Il tipo architettonico (…) sfugge all’imperio della pura creazione, sfugge all’imperio di una legge logica ma esprime in sé una sua disciplina, un suo indirizzo, una sua coerenza, una sua norma, che si realizza nell’organismo» (Muratori).
L’organismo del Tribunale di Teramo è, in planimetria, a corpo quintuplo con tre corti interne centrali.
Una scelta progettuale è di evidente difficoltà compositiva. Le tre corti centrali (sale dei passi perduti) coperte dalle tre cupole sono lì a risolvere (con riferimento alle sale termali dell’architettura romana imperiale) la spazialità del luogo.
Molteplici potrebbero essere i riferimenti ai monumenti del passato oltre quelli ovvi già esplicitati. Due, però, sono i richiami che chiariscono l’ambito culturale in cui certamente si forma il progetto per Teramo.

Il primo riferimento è a Jean Nicolas Louis Durand (1760-1834), il grande esteta della pianta, che nel suo trattato Précis des Leçons d’Architecture (Paris 1817) – libro sicuramente non estraneo alla cultura della scuola muratoriana – così scrive: «Presso i moderni, gli edifici chiamati palazzi di giustizia, sono molto più considerevoli. Devono racchiudere più tribunali, una gran sala che serve loro da vestibolo, nella quale gli avvocati e i contendenti passeggiano occupandosi di affari; gli studi per i giudici, le cancellerie, le buvette, i corpi di guardia e a volte le prigioni. In un simile edificio, dove si riunisce sempre molta gente, bisogna che le uscite siano facili e numerose. Bisogna inoltre che le stanze specificamente destinate al dibattito giudiziario, siano disposte in modo che nessun rumore esterno possa causare distrazione a quelli che difendono o che giudicano». Nei disegni allegati al trattato di Durand ritorna la divisione in cinque fasce di ampiezza differente con l’esplosione spaziale del luogo centrale. Sembra la descrizione, formale-funzionale, del manufatto teramano di Caniggia, risolto esattamente nella proiezione interna verso grande luogo centrale riconoscibile nella sua articolazione volumetrica complessa.
Il secondo riferimento (oltre la basilica di Massenzio e Costantino a Roma) è la chiesa di san Lorenzo a Firenze di Brunelleschi, rielaborazione di modello gotico arnolfiano di santa Croce, e filiazione dei modelli basilicali paleocristiani romani modificati attraverso l’influenza delle chiese cistercensi francesi tra dodicesimo e tredicesimo secolo. Brunelleschi con la chiesa fiorentina di san Lorenzo costruisce essenzialmente una pianta articolata in cinque fasce parallele in cui il perimetro di chiusura si frantuma in una teoria di cappelle laterali.
Non sfugge in Caniggia la volontà di riprendere i riferimenti storici, secondo le diverse declinazioni, per poi costruire nella sezione del suo manufatto un sistema volumetrico generato dalla pianta nell’articolazione dei pieni e dei vuoti nella successione dei luoghi della luce e di quelli della penombra. Potremmo parlare, per Caniggia, di una gravitas alla romana che assume uno speciale significato nella scelta tecnico-formale dell’articolazione delle colonne binate e nell’uso della serliana (nella declinazione piattabanda + arco ribassato). Come in san Lorenzo, lo spazio perimetrale del Tribunale, che diventa il recinto chiaroscurale acquistando potenza evocativa nel contrasto con le sale dei passi perduti, è la sintesi dell’intera scelta progettuale di Caniggia.
L’esito è, di fatto, un’architettura moderna non moderna (Vaccaro) dalle implicazioni anti-formalistiche e da un funzionalismo anti-moderno.Un monumento prezioso nella città di Teramo.

Luca Falconi Di Francesco

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